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Il Protagonista

Ugo La Malfa, dal 1975 al 1979

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1975 Al XXXII congresso nazionale del PRI (febbraio) La Malfa parla del­l'ineluttabilità di un accordo di maggioranza tra DC e PCI per affrontare la grave crisi finanziaria e di ordine pubblico del Paese (il compromesso storico). Nonostante un aspro dissenso con il collegio dei probiviri intorno all'amministrazione del partito in Sicilia, La Malfa ottiene una larga maggioranza di consensi nel partito di cui assume la presidenza lasciando a Oddo Biasini l’incarico della segreteria.

1976 Il 12 febbraio il governo Moro-La Malfa rassegna le dimissioni a causa all'uscita del PSI dalla maggioranza.
In seguito allo scandalo Lockheed La Malfa sostiene, prima con interventi riservati, successivamente con pubbliche dichiarazioni, l’opportunità di dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone, dimissioni che avranno luogo soltanto nel 1978. A giugno il PRI ottiene il 3,1 per cento dei consensi elettorali. La Malfa è eletto alla Camera nelle circoscrizioni di Roma, Catania e Palermo. Opta per Roma. Vincendo le resistenze della sinistra repubblicana, porta il suo partito nella Federazione dei partiti liberali e democratici europei.

1977 Nel mese di novembre, in un'intervista a "La Repubblica", chiede la formazione di una maggioranza di solidarietà nazionale alla quale partecipi anche il PCI: ritiene infatti che le nuove aperture di Berlinguer rappresentino un cambiamento importante nella politica e nell'ideologia comunista.

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1978 Il 16 marzo Aldo Moro è rapito dalle Brigate Rosse. La Malfa rifiuta qualsiasi ipotesi di trattativa con i terroristi. Il PRI annuncia nello stesso tempo il proprio appoggio al governo di solidarietà nazionale pre­sieduto da Andreotti. Nel giugno, al XXXIII congresso repubblicano si congeda dall'attività di partito con un discorso di forte contenuto autobiografico. Nel mese di giugno è proposto dal PRI come candidato alla presidenza della Repubblica, ma ritira la propria candidatura di fronte all’opposizione di settori della DC, del PCI e del PSI, aprendo la strada all'elezione di Sandro Pertini. A novembre sostiene la partecipazione dell'Italia al Sistema Monetario Europeo minacciando in caso contrario il ritiro dei repubblicani dalla maggioranza.

1979 Il 22 febbraio viene incaricato dal presidente Pertini di formare un nuovo governo dopo la caduta del IV governo Andreotti, ma è costretto a rinunciare all'incarico vista l'indisponibilità dei partiti di sinistra; subito dopo accetta la vicepresidenza del Consiglio e il ministero del Bilancio nel nuovo governo Andreotti. Il 24 marzo è colpito da emorragia cerebrale. Muore il 26 marzo.

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