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Il Protagonista

Ugo La Malfa, dal 1964 al 1974

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1964 Si rifiuta di entrare nel primo governo organico di centrosinistra presieduto da Moro, favorendo l'ingresso di Reale come ministro della Giustizia. Nel febbraio con una lettera a Aldo Moro chiede l’adozione di una “politica dei redditi”.

1965 Il 18 febbraio propone un'inchiesta parlamentare sulle "Sfere di competenza, di responsabilità e di controllo delle Autorità politiche di governo e degli Organi amministrativi e tecnici, sia delle Amministrazioni dello Stato che degli Enti pubblici non territoriali controllati dallo Stato medesimo". A marzo, a conclusione del XXIX congresso, è eletto segretario del PRI. Con il gruppo dirigente raccolto intorno a lui avvia un processo di profondo rinnovamento del Partito. Il 12 maggio si dimette dalla presidenza della Commissione Bilancio per protesta contro la dilatazione della spesa pubblica generata dalle cosiddette "leggine". La Commissione respinge le dimissioni, poi ripresentate in modo irrevocabile il 5 novembre. A dicembre, a Ravenna, ha luogo un dibattito con Pietro Ingrao sulle prospettive della sinistra in Italia. In uno scambio pubblico di opinioni con Lombardi, dà ini­zio all'analisi critica della prima esperienza di centrosinistra.

1966 Nel mese di aprile, La Malfa e Amendola aprono un dibattito di vasta eco: secondo La Malfa è giunta l'ora per la sinistra di abbandonare la vecchia ortodossia e di porsi come forza in grado di sviluppare un approccio pragmatico ai problemi del Paese.

1967 La Malfa si schiera a favore del Trattato di non proliferazione nucleare.

1968 Nelle elezioni del 19 maggio il PRI ottiene il 2% dei voti. Eletto alla Camera nelle circoscrizioni di Bologna, Catania e Palermo, La Malfa opta per la circoscrizione di Catania. Al XXX congresso del PRI presenta una relazione su Ideologia e politica di una forza di sinistra, nella quale oltre a criticare il modello di sviluppo marxista denuncia l’accentuarsi del divario tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo come il risultato delle lotte sociali ed economiche delle classi operaie occidentali: la soluzione sta ovviamente in una politica di sviluppo programmato.

1969 La Malfa critica le rivendicazioni salariali, che non tengono conto dei limiti delle risorse dello Stato e della necessità di risparmiare in vista di investimenti futuri.

1970 Rifiuta l'incarico di ministro del Tesoro propostogli da Emilio Colombo; chiede, inascoltato, garanzie sull' adozione di una scala di priorità e di scadenze in vista delle riforme in programma.

1971 A marzo, al consiglio nazionale del PRI, presenta una relazione nella quale sono contenute le ragioni del ritiro della delegazione repubblicana dal governo, che è avvenuta nel febbraio precedente. La Malfa considera fallita la fase del centrosinistra iniziata nel 1964 soprattutto a causa dell’aggravarsi dei problemi della spesa pubblica. A dicembre i repubblicani sono determinanti per l’elezione di Giovanni Leone alla presidenza della Repubblica.

1972 Nel mese di gennaio cade il governo Colombo. Nelle elezioni, anticipate anche per volere di La Malfa, che si svolgono il 7 maggio, il PRI ottiene il 2,9 per cento. La Malfa è eletto deputato nelle circoscrizioni di Roma, Palermo e Catania; sceglie la circoscrizione di Roma. Dopo le elezioni i repubblicani appoggiano dall’esterno il II governo Andreotti, composto da DC, PSDI, PLI.

1973 Nel maggio i repubblicani ritirano l’appoggio al governo. Nasce il IV governo Rumor, nel quale La Malfa assume l'incarico di ministro del Tesoro. In tale veste blocca la richiesta di aumento del capitale della Finambro, aprendo la strada al fallimento finanziario di Michele Sindona. Non riesce a liquidare la Finmare, pesantemente indebitata. Denuncia le truffe sui danni di guerra (il cosiddetto "caso Caproni").

1974 Nel mese di febbraio si dimette dall'incarico di ministro del Tesoro a seguito di contrasti col ministro del Bilancio, Giolitti, intorno alle clausole concordate con il Fondo Monetario Internazionale per l'erogazione di un prestito all'Italia. A maggio partecipa a Roma al comizio di chiusura della campagna re­ferendaria contro l'abrogazione della legge sul divorzio; insieme a lui sono Longo, Malagodi, Nenni, Parri, Saragat. Il 7 giugno indirizza una lettera ai leader delle confederazioni sindacali invitandoli a ridurre le loro pretese, visto il peggiora­mento della situazione economica. Nel mese di dicembre assume la vicepresidenza del IV governo Moro (bicolore DC - PRI).

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