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Il ProtagonistaUgo La Malfa, dal 1947 al 19631947 Durante il XIX congresso nazionale del PRI (Bologna, 17 - 19 gennaio), La Malfa polemizza apertamente con Giovanni Conti, in merito all'intervento dello Stato nell'economia. Dichiara infatti che “il passaggio di una certa potenza economica dai privati allo Stato è un fatto ineluttabile della civiltà moderna e nulla ha a che fare, non ha da confondersi con la statolatria e con il collettivismo di tipo russo”. All' Assemblea Costituente La Malfa propone che il 1° comma dell’art.1 della Costituzione reciti: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e del lavoro”; si dichiara inoltre contrario all'articolo 7 che recepisce i Patti lateranensi del 1929. 1948
Nelle elezioni del 18 aprile 1948 è eletto deputato nella circoscrizione di Bologna, quindi presidente della Commissione Finanze e Tesoro della Camera. 1949 Nel dibattito parlamentare sulla ratifica dell'adesione dell’Italia alla NATO, a marzo, dichiara di considerare la NATO come una “manifestazione della civiltà occidentale europea che si organizza”. Interviene al III congresso nazionale del Movimento federalista europeo (Firenze, 23 - 25 aprile), dichiarando di essere favorevole ad un approccio gradualistico all'unificazione europea. A giugno appare un suo articolo su "Il Mondo" di Pannunzio, il primo di una lunga collaborazione. A luglio è nominato membro effettivo dell'Assemblea del Consiglio d'Europa. 1950
Il 27 gennaio assume l'incarico di ministro senza portafoglio nel VI governo De Gasperi, col compito di procedere al riordino delle Partecipazioni statali. 1951 Il 9 aprile presenta al Consiglio dei ministri la relazione sullo stato delle Partecipazioni statali. Propone la costituzione di un ministero delle Partecipazioni statali, una struttura snella, con fini di vigilanza e coordinamento delle holding di Stato. Nella stessa data subentra ad Ivan Matteo Lombardo nel dicastero del Commercio estero. Il 26 luglio è confermato nello stesso incarico nel VII governo De Gasperi. Porta a termine la soppressione dei contingentamenti delle importazioni, la fondamentale liberalizzazione degli scambi. Come dichiarerà in seguito a Alberto Ronchey, è “mosso da due convincimenti: la visione meridionalista, ossia l'idea di stimolare con la concorrenza il sistema economico, favorendo il Mezzogiorno, e una certa intuizione della capacità nazionale di andare sui mercati, della possibilità di dare finalmente respiro, sprigionare energie compresse”. Spiana così la strada al cosiddetto boom economico italiano.1952 Propone una "Costituente programmatica" tra i partiti laici; il fallimento della proposta lo convince ad accogliere l'idea di una modifica della legge elettorale in senso maggioritario. 1953 Le elezioni del 7 giugno, che si svolgono col nuovo sistema (la cosiddetta "legge truffa"), si traducono in un grave insuccesso per il PRI; La Malfa è tuttavia rieletto deputato nel collegio che comprende Bologna, Ferrara e la Romagna. E’ presidente della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale. Nel mutato quadro internazionale dopo la morte di Stalin è attento alle nuove posizioni assunte dal Psi, riprende il dialogo con Nenni e diviene uno dei più convinti sostenitori dell’apertura a sinistra. 1954 Con vari articoli su "Il Mondo" ribadisce l'idea di un'aggregazione delle forze laiche intorno ad una struttura federativa. Il fallimento del progetto della CED (Comunità europea di difesa), alla quale La Malfa è favorevole, a seguito del voto del Parlamento francese, lo induce a affermare che è "insufficiente" la prospettiva di “un' Europa divisa, anche se appoggiata militarmente dagli Stati Uniti”. 1955 Su "Il Mondo" del 27 dicembre scrive che la costituzione del Partito radicale rappresenta un fatto di rilievo per tutta la sinistra democratica. 1956 La Malfa e il PRI sostengono l'idea di una riunificazione socialista come condizione essenziale per la creazione di un' alternativa democratica di sinistra ai governi Dc: le avvisaglie si intravedono in un incontro fra Nenni e Saragat, nell’estate, a Pralognan. Dopo le rivelazioni del XX congresso del PCUS e in seguito alla repressione del0le rivolte nei Paesi dell'Est, La Malfa dà inizio a una serrata polemica col PCI nella quale rimprovera al Partito comunista di aver fatto proprio un modello di sviluppo, quello sovietico, non idoneo a risolvere i problemi di una democrazia industriale avanzata come quella italiana. 1957 Il PRI ritira l'appoggio esterno al governo Segni dichiarando conclusa la formula del quadripartito. Randolfo Pacciardi, in contrasto con la decisione, si dimette dalla direzione del partito. 1958 Repubblicani e radicali presentano liste comuni nelle elezioni del 25 maggio: complessivamente l'alleanza raccoglie solo l'1,46 per cento. La Malfa è rieletto nella stessa circoscrizione. Al XXVI congresso repubblicano la corrente La Malfa - Reale, favorevole all'apertura verso i socialisti, risulta maggioritaria rispetto alla linea centrista pacciardiana.1959 Assume la direzione de “La Voce Repubblicana” che conserverà fino al 1962. 1960 Durante il ricovero in clinica per un’operazione agli occhi avvengono i fatti di Genova: La Malfa è favorevole alla formazione del monocolore Fanfani che nasce il 26 luglio dopo la negativa esperienza del governo Tambroni. 1961
Nel mese di ottobre partecipa al raduno della Resistenza a Torino. 1962 La Malfa è nominato ministro del Bilancio nel primo governo di centrosinistra, presieduto da Fanfani, che si forma nel febbraio con l’astensione dei socialisti. Il 22 maggio presenta al Parlamento la famosa Nota aggiuntiva nella quale propone un modello di sviluppo equilibrato contrapposto ad una crescita priva di qualsiasi programmazione. Entra nel Comitato ristretto per lo studio della nazionalizzazione dell’industria elettrica. 1963 Con una serie di iniziative diplomatiche e di articoli propone, in opposizione a De Gaulle, l’ingresso della Gran Bretagna nelle istituzioni comunitarie. I suoi progetti di programmazione incontrano l’ostilità del mondo sindacale e imprenditoriale. I suoi oppositori lo additano come il responsabile dell’inflazione. Nelle elezioni del 28 aprile il PRI ottiene solo l'1,4 per cento. Nella nuova legislatura La Malfa è eletto presidente della Commissione Bilancio. |
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